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Sala-radiologia

INTERVISTA AL PROFESSORE ARNALDO SCARDAPANE

Arnaldo Scardapane è nato a Bari il 16/01/1973, si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” il 15/11/1997. Ha Conseguito la specializzazione in Radiodiagnostica presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” il 16/10/2002.

Da gennaio 2004 a luglio 2015 è stato ricercatore presso il Dipartimento Interdisciplinare di Medicina (DIM) dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” nella sezione di Diagnostica per Immagini. Da luglio 2015 è professore associato presso il medesimo Dipartimento Universitario.

Ad aprile 2017 ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di I fascia del settore concorsuale 06/I1 – Diagnostica per immagini, Radioterapia e Neuroradiologia.

Da gennaio 2004 presta servizio come dirigente Medico di I livello presso la UOC di Radiodiagnostica Universitaria della AUO consorziale Policlinico di Bari dove svolge attività diagnostica d’elezione e di urgenza con Ecotomografia, Tomografia Computerizzata, Risonanza Magnetica ed attività interventistica con Angiografia.

Da gennaio 2018 è responsabile della Unità Operativa Semplice (UOS) di Radiologia d’urgenza e d’emergenza (Asclepios) nell’ambito della UOC di Radiodiagnostica Universitaria della AUO consorziale Policlinico di Bari.

È autore fino ad agosto 2021, di 85 articoli pubblicati su riviste indicizzate ed impattate con particolare interesse nell’imaging genito-urinario, gastroenterologico e cardiovascolare.

È membro della SIRM dal 1998 ed è stato consigliere della sezione di radiologia addominale e gastroenterologica (2008-2012) e del gruppo regionale Puglia (2014-2018).

È membro di società scientifiche internazionali quali l’European Society di Radiology (ESR), l’European Society of Gastroenterologic Radiology (ESGAR), l’European Society of Cardiac Radiology (ESCR) e la Cardiovascular and Interventional Radiological Society of Europe (CIRSE).

 

D) Negli ultimi decenni la Radiologia è stata protagonista di una evoluzione straordinaria, sia nell’ambito della cosiddetta “diagnostica per immagini” che in quello della “radiologia interventistica”. La Scuola di Medicina dovrà formare un nuovo tipo di Radiologo, un Radiologo sempre più “clinico”, in grado di essere anello di congiunzione tra i dati forniti dalle nuove tecnologie ed i dati clinici provenienti dalla storia del paziente?

R) La scuola di Medicina ha il compito di formare medici che conoscano quali sono i vantaggi ed i limiti dell’imaging e come l’imaging vada usato in relazione ai dati clinici del paziente. Riassumendo deve formare dei “prescrittori” che utilizzino in modo appropriato le tecniche diagnostiche ed interventistiche avanzate. Spero che quanto prima Unisalento possa anche avere una scuola di specializzazione con il conseguente onere di formare specialisti in Radiodiagnostica con adeguate conoscenze cliniche e tecnologiche.

D) Quale impatto avrà sul lavoro del Medico Radiologo lo sviluppo della “L’intelligenza artificiale”?

L’intelligenza artificiale (IA) è già ampiamente utilizzata nei reparti di Radiologia. Possiamo individuare due grosse aree di utilizzo di questa tecnologia. Sulle apparecchiature più moderne sono installati numerosi algoritmi di IA che permettono di migliorare la qualità delle immagini. Mi spiego meglio: se per esempio vogliamo acquisire esami a bassa dose di radiazione per proteggere i pazienti da potenziali danni dobbiamo normalmente accettare una riduzione della qualità delle immagini e di conseguenza del loro valore diagnostico. Gli algoritmi di IA permettono di rielaborare le immagini native acquisite a bassa dose per migliorarne significativamente la qualità. Il secondo grande campo di utilizzo della IA è quello dell’ausilio alla diagnosi in cui software dedicati forniscono ausilio al radiologo nel riconoscimento o nella interpretazione dei reperti patologici. In molti si domandano se l’evoluzione di questi software possa nel medio o lungo periodo tradursi in una minaccia per la professionalità del radiologo il cui lavoro potrebbe essere di fatto sostituito dalla AI. A mio avviso questo non avverrà se il medico radiologo saprà governare queste applicazioni per migliorare l’accuratezza complessiva delle diagnosi associandola alla propria esperienza clinica.

D) La Radiologia Interventistica è divenuta ormai una vera e propria ”terapia” irrinunciabile nella cura di molte patologie, sostituendosi spesso alla chirurgia tradizionale: chemioembolizzazione e radioembolizzazione per la cura dei tumori primitivi e secondari del fegato, sclero-embolizzazione del varicocele,  angioplastica e stenting delle arterie degli arti inferiori, vertebroplastiche, , interventi di embolizzazione in pazienti con emorragia attiva, trombectomie carotidee, persino crioablazioni di tumori renali, e tanto altro. Purtroppo vi è una significativa carenza di radiologi interventisti. Ritiene che i Centri di Simulazione possano essere utili per accorciare i tempi di apprendimento dei futuri radiologi interventisti?  

R) La carenza di radiologi interventisti è un problema nazionale e da molti anni la Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) ha segnalato questa criticità e intrapreso numerose iniziative di tipo scientifico e formativo. I centri di simulazione sono sicuramente un prezioso strumento formativo per far avvicinare gli studenti di medicina e i giovani colleghi in formazione specialistica alla disciplina acquisendo le nozioni di base riguardo la manualità necessaria in una procedura interventistica o i materiali disponibili. Bisogna tuttavia sottolineare che l’attività del radiologo interventista prevede l’assunzione di grandi responsabilità professionali che attualmente non vengono adeguatamente riconosciute e valorizzate nelle strutture sanitarie pubbliche e questo dissuade molti colleghi dal dedicarsi pienamente a questa disciplina.

D) Come intende sviluppare la collaborazione con i diversi reparti ospedalieri?

R) Ad oggi le tecniche di imaging hanno raggiunto un’accuratezza talmente elevata che per poter realmente essere utile ai clinici, il radiologo deve interpretare le immagini sulla base di conoscenze specialistiche. Per tale ragione il radiologo moderno oltre ad una conoscenza di tipo generalista indispensabile per affrontare l’urgenza deve avere un campo di interesse più specifico ed essere riferimento per i clinici di quel settore. Pertanto, vorrei organizzare il servizio creando nello staff radiologico figure di riferimento per i diversi specialisti che possano stabilire percorsi diagnostici condivisi e fornire diagnosi accurate. Credo che tale organizzazione sia anche la base imprescindibile per poter anche tradurre l’attività clinica in attività didattica e di ricerca. 

D) Quando si parla di “liste di attesa” si pensa inevitabilmente ai tempi spesso eccessivamente lunghi necessari per l’esecuzione di esame radiologici od ecografici. Come intende contrastare tale fenomeno?  E’ possibile, a suo avviso, “governare” meglio una domanda spesso eccessiva ed incongrua?

R) Il fenomeno delle liste d’attesa è piuttosto complesso e per certi versi probabilmente inevitabile nel nostro SSN. L’aumento continuo di richiesta di esami strumentali ha diverse ragioni. Da un lato è indiscutibile che come già detto le informazioni diagnostiche fornite da queste indagini sono tantissime e molto spesso si rivelano decisive nella gestione del paziente. Dall’altro lato è il risultato del sistematico ricorso alla medicina difensiva responsabile di un enorme numero di esami inappropriati.

Credo che sia necessario agire in due modi. In primo luogo, sarebbe necessario utilizzare le apparecchiature presenti sul territorio al massimo delle loro possibilità ed in questo senso l’aspetto più limitante è da sempre rappresentato dal personale medico e paramedico insufficiente rispetto ad un parco macchine notevolmente cresciuto negli ultimi anni. Il secondo rimedio riguarda l’istituzione di percorsi diagnostici condivisi con i prescrittori all’interno dei quali i pazienti possano essere presi in carico anche in radiologia in base alle reali necessità cliniche dopo attenta valutazione da parte degli specialisti. Questo ridurrebbe drasticamente indagini ridondanti ed incongrue.

D) Negli ultimi decenni la Radiologia è stata protagonista di una evoluzione straordinaria, sia nell’ambito della cosiddetta “diagnostica per immagini” che in quello della “radiologia interventistica”. La Scuola di Medicina dovrà formare un nuovo tipo di Radiologo, un Radiologo sempre più “clinico”, in grado di essere anello di congiunzione tra i dati forniti dalle nuove tecnologie ed i dati clinici provenienti dalla storia del paziente?

R) La scuola di Medicina ha il compito di formare medici che conoscano quali sono i vantaggi ed i limiti dell’imaging e come l’imaging vada usato in relazione ai dati clinici del paziente. Riassumendo deve formare dei “prescrittori” che utilizzino in modo appropriato le tecniche diagnostiche ed interventistiche avanzate. Spero che quanto prima Unisalento possa anche avere una scuola di specializzazione con il conseguente onere di formare specialisti in Radiodiagnostica con adeguate conoscenze cliniche e tecnologiche.

D) Quale impatto avrà sul lavoro del Medico Radiologo lo sviluppo della “L’intelligenza artificiale”?

L’intelligenza artificiale (IA) è già ampiamente utilizzata nei reparti di Radiologia. Possiamo individuare due grosse aree di utilizzo di questa tecnologia. Sulle apparecchiature più moderne sono installati numerosi algoritmi di IA che permettono di migliorare la qualità delle immagini. Mi spiego meglio: se per esempio vogliamo acquisire esami a bassa dose di radiazione per proteggere i pazienti da potenziali danni dobbiamo normalmente accettare una riduzione della qualità delle immagini e di conseguenza del loro valore diagnostico. Gli algoritmi di IA permettono di rielaborare le immagini native acquisite a bassa dose per migliorarne significativamente la qualità. Il secondo grande campo di utilizzo della IA è quello dell’ausilio alla diagnosi in cui software dedicati forniscono ausilio al radiologo nel riconoscimento o nella interpretazione dei reperti patologici. In molti si domandano se l’evoluzione di questi software possa nel medio o lungo periodo tradursi in una minaccia per la professionalità del radiologo il cui lavoro potrebbe essere di fatto sostituito dalla AI. A mio avviso questo non avverrà se il medico radiologo saprà governare queste applicazioni per migliorare l’accuratezza complessiva delle diagnosi associandola alla propria esperienza clinica.

D) La Radiologia Interventistica è divenuta ormai una vera e propria ”terapia” irrinunciabile nella cura di molte patologie, sostituendosi spesso alla chirurgia tradizionale: chemioembolizzazione e radioembolizzazione per la cura dei tumori primitivi e secondari del fegato, sclero-embolizzazione del varicocele,  angioplastica e stenting delle arterie degli arti inferiori, vertebroplastiche, , interventi di embolizzazione in pazienti con emorragia attiva, trombectomie carotidee, persino crioablazioni di tumori renali, e tanto altro. Purtroppo vi è una significativa carenza di radiologi interventisti. Ritiene che i Centri di Simulazione possano essere utili per accorciare i tempi di apprendimento dei futuri radiologi interventisti?  

R) La carenza di radiologi interventisti è un problema nazionale e da molti anni la Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) ha segnalato questa criticità e intrapreso numerose iniziative di tipo scientifico e formativo. I centri di simulazione sono sicuramente un prezioso strumento formativo per far avvicinare gli studenti di medicina e i giovani colleghi in formazione specialistica alla disciplina acquisendo le nozioni di base riguardo la manualità necessaria in una procedura interventistica o i materiali disponibili. Bisogna tuttavia sottolineare che l’attività del radiologo interventista prevede l’assunzione di grandi responsabilità professionali che attualmente non vengono adeguatamente riconosciute e valorizzate nelle strutture sanitarie pubbliche e questo dissuade molti colleghi dal dedicarsi pienamente a questa disciplina.

D) Come intende sviluppare la collaborazione con i diversi reparti ospedalieri?

R) Ad oggi le tecniche di imaging hanno raggiunto un’accuratezza talmente elevata che per poter realmente essere utile ai clinici, il radiologo deve interpretare le immagini sulla base di conoscenze specialistiche. Per tale ragione il radiologo moderno oltre ad una conoscenza di tipo generalista indispensabile per affrontare l’urgenza deve avere un campo di interesse più specifico ed essere riferimento per i clinici di quel settore. Pertanto, vorrei organizzare il servizio creando nello staff radiologico figure di riferimento per i diversi specialisti che possano stabilire percorsi diagnostici condivisi e fornire diagnosi accurate. Credo che tale organizzazione sia anche la base imprescindibile per poter anche tradurre l’attività clinica in attività didattica e di ricerca. 

D) Quando si parla di “liste di attesa” si pensa inevitabilmente ai tempi spesso eccessivamente lunghi necessari per l’esecuzione di esame radiologici od ecografici. Come intende contrastare tale fenomeno?  E’ possibile, a suo avviso, “governare” meglio una domanda spesso eccessiva ed incongrua?

R) Il fenomeno delle liste d’attesa è piuttosto complesso e per certi versi probabilmente inevitabile nel nostro SSN. L’aumento continuo di richiesta di esami strumentali ha diverse ragioni. Da un lato è indiscutibile che come già detto le informazioni diagnostiche fornite da queste indagini sono tantissime e molto spesso si rivelano decisive nella gestione del paziente. Dall’altro lato è il risultato del sistematico ricorso alla medicina difensiva responsabile di un enorme numero di esami inappropriati.

Credo che sia necessario agire in due modi. In primo luogo, sarebbe necessario utilizzare le apparecchiature presenti sul territorio al massimo delle loro possibilità ed in questo senso l’aspetto più limitante è da sempre rappresentato dal personale medico e paramedico insufficiente rispetto ad un parco macchine notevolmente cresciuto negli ultimi anni. Il secondo rimedio riguarda l’istituzione di percorsi diagnostici condivisi con i prescrittori all’interno dei quali i pazienti possano essere presi in carico anche in radiologia in base alle reali necessità cliniche dopo attenta valutazione da parte degli specialisti. Questo ridurrebbe drasticamente indagini ridondanti ed incongrue.

D) Quali sono le future applicazioni delle nuove tecnologie in Radiologia? Cosa ci riserva il futuro?

R) Chiunque abbia cercato di predire lo sviluppo delle nuove tecnologie negli anni passati si è sempre largamente sbagliato in difetto e per questo preferirei non sbilanciarmi troppo. Tutte le metodiche cambieranno drasticamente. Posso immaginare in futuro TC con una ulteriore aumento della risoluzione di immagine ed una contemporanea riduzione delle dosi di radiazioni, una RM con tempi di acquisizione brevissimi e sequenze con nuove informazioni biologiche e funzionali o apparecchi ecografici in grado di produrre immagini 3D paragonabili a quelle di TC ed RM. Mi aspetto che le applicazioni di radiomica diventino uno standard per la diagnosi e cura dei tumori, ma sono sicuro che i prossimi anni ci riserveranno novità sorprendenti.

D) La Scuola di Medicina a Lecce nasce con l’obiettivo di formare Medici esperti nelle nuove tecnologie. Come evitare che tale indirizzo bio-ingegneristico penalizzi la formazione del medico in tema di relazione e comunicazione?

Gli aspetti riguardanti la comunicazione tra medico e paziente sono quelli più difficilmente trasmessi in un corso universitario. La sensibilità del medico è il risultato del rapporto quotidiano con i pazienti, con le loro sofferenze con gli insuccessi professionali del medico stesso. Conoscere la tecnologia a mio avviso non esclude la possibilità di acquisire le doti umane necessarie ad instaurare un rapporto empatico con i pazienti.

D) La Scuola di Medicina deve avere necessariamente un respiro internazionale attraverso reti di collaborazione con Istituti esteri importanti, scambi di docenti ricercatori e studenti. Quale la sua esperienza in proposito?

R) Negli anni trascorsi presso l’università degli Studi di Bari ho sviluppato collaborazioni con colleghi francesi e statunitensi sui temi specifici come la radiologia interventistica e le malattie rare. Ritengo che la crescita della medicina passi necessaria dal confronto con altre realtà dalle quali mutuare conoscenze e modelli organizzativi diversi, ma ritengo anche che questo debba essere finalizzato a specifiche esigenze del territorio e ad introdurre localmente professionalità attualmente carenti.

D) La Ricerca in Italia viene spesso considerata il nostro tallone d’Achille. Nei Paesi anglosassoni e scandinavi viene invece vista dallo Stato come un elemento di prestigio, e quindi salvaguardata. Lo sviluppo della ricerca potrebbe essere un elemento di particolare attrattività per i nostri “cervelli in fuga”?

R) Pur essendo un sicuro elemento di prestigio, la ricerca non esercita un grande appeal sui giovani italiani soprattutto perché si tratta di attività che prevede molti sacrifici a fronte di ridottissime possibilità di guadagno. Se un medico sceglie oggi di fare ricerca è consapevole di avere minori possibilità di guadagno rispetto ai suoi colleghi che si dedicano all’attività clinica. In questo scenario chi ha una vocazione più forte verso la ricerca sceglie altri paesi Europei, gli altri si allontanano abbastanza rapidamente dall’Università o dagli istituti di ricerca.

 D) Quali linee di ricerca intende sviluppare?

R) Come già accennato i campi di ricerca più importanti riguardano la radiomica, la radiogenomica e l’intelligenza artificiale che potranno avvalersi delle sinergie con gli ingegneri biomedici. Parallelamente la collaborazione con i clinici delle diverse specialità dovranno tradursi in una ricerca di tipo clinico finalizzata all’aggiornamento professionale ed alla continua crescita culturale dei radiologi sul territorio.

Prof.-Arnaldo-Scardapane

Prof. Arnaldo Scardapane

Professore di Radiologia presso UniSalento – Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e Corso di Laurea in Infermieristica.

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