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PROF.--ALBERTO-COLONNA-

PROF.  ALBERTO COLONNA 

(1934-2023)

Ricordare Alberto Colonna, recentemente scomparso, genera una grandissima emozione, in particolare in me in quanto medico e nipote. 

Nato a Monteroni di Lecce il 21 ottobre 1934, Alberto Colonna conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli il 6 maggio 1960. Specializzato in Cardiologia presso l’Università degli Studi di Perugia nel 1964 ed in Medicina Interna nel 1971, nel 1967 acquisì la libera docenza in Semeiotica Medica. Ivi svolse una notevole attività didattica e scientifica attestata dalle numerose ricerche e pubblicazioni soprattutto in ambito ematologico e cardiologico. Il periodo perugino fu da lui definito “intensamente formativo, accettabilmente stressante, ma indispensabile per acquisire quella disinvoltura nei movimenti attorno al malato, quella capacità di sentire un polso, di palpare un fegato o un rene bi-manualmente, di auscultare un cuore, di esplorare un polmone”.  Nello stesso periodo maturò la consapevolezza dell’importanza del momento anamnestico considerandolo fondamentale quanto il riscontro obiettivo. Diceva: “il malato ha bisogno di parlare, deve dire quello che sente e deve dirlo col suo sentire, senza mettergli in bocca le nostre parole”. Nel 1968 abbandonò la carriera universitaria per dedicarsi alla cura dei malati nelle corsie ospedaliere e cosi divenne Primario di ruolo di Medicina Interna presso il Presidio Ospedaliero F. Ferrari di Casarano ove eserciterà per oltre 30 anni fino al 2001.

Dopo il 2001, pervaso da una profonda fede religiosa, ha continuato a portare aventi quella che lui definiva la “mission” dell’essere medico, vale a dire servire il prossimo e “lavorare” fino all’ultimo giorno della propria vita. Dalla metà degli anni ’90 ha iniziato la suo opera umanitaria di volontariato in Africa dapprima in Kenia, poi in Uganda (presso il Kalongo Hospital) e negli ultimi anni in Tanzania. La foto che lo ritrae di spalle a pregare in solitudine in una Chiesa africana descrive la sua immensa fede religiosa e la sua convinzione profonda della “mission” del medico al servizio del prossimo   ancor più se il prossimo è un povero con scarse possibilità di curarsi. A testimonianza ulteriore di ciò ogni anno ha prestato assistenza ai malati sul treno per Lourdes e si è dedicato al volontariato presso la comunità Emmanuel e presso la casa circondariale di Lecce.

In sintesi un esempio per noi e per le generazioni future; io stesso, fin dalla mia adolescenza ho subìto positivamente il fascino di questa figura di medico ideale. Oggi sono un cardiologo anche perché ho inseguito il suo esempio che rimarrà dentro di me per sempre.  

GIUSEPPE COLONNA

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