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SALVATORE-SISINNI

IN UN LIBRO LA STRAORDINARIA AVVENTURA UMANA E PROFESSIONALE DI SALVATORE SISINNI

Gli appuntamenti, a cui Salvatore (Totino) ci ha abituato, rappresentano incontri attesi in un’epoca in cui le riunioni e le aggregazioni fisiche hanno lasciato il posto a sterili connessioni telematiche, in una pluralità di dispositivi interconnessi in fibra ottica e cavi telefonici.

Anche i sentimenti sono stati uniformati, comunicati via modem, nella rete internet dove ogni persona, dotata di un computer, ha la possibilità di collegarsi in rete, nello stesso modo come in passato poteva farlo col telefono. 

Saremo nel futuro i moderni uomini di Neanderthal, dopo la trasformazione radicale dell’antropologia che darà origine all’avvento di una nuova entità, il cyborg, un ibrido di corpo e macchina. Il congedo dall’umano, la “fine dell’uomo” accettata come un dato di fatto, in cui la tecnologia caratterizzerà la nostra esistenza pronta a modificare quell’inviolabile ciclo biologico che caratterizza la natura.

Continuare ad emozionarci con Salvatore Sisinni diventa allora un pregio, un lusso che ci concede quando mette in mostra le sue nudità, proprie dell’uomo, comuni a molti di noi, quando abbandoniamo la maschera dell’apparire per manifestare esclusivamente quella dell’essere. 

Nascere durante la seconda guerra mondiale e rimanere presto orfano di padre, vittima di una meningoencefalite, complicanza della malaria contratta in Albania, ne ha forgiato il carattere e alimentato l’amore materno. È stato la costante per tutto l’arco della propria esistenza per riconoscenza verso una donna che ha dedicato la vita per garantirgli una degna sussistenza, alternando il lavoro di tabacchina a quello nei campi.

Quando anche la casa che lo ha visto nascere non ha più rappresentato la garanzia delle mura domestiche, dopo il trasferimento presso l’abitazione della nonna materna, i disagi sono aumentati ma nel contempo hanno reso ancora più saldi i legami d’affetto. Diventeranno “geni essenziali” nel Totino adulto che trasferirà amore profondo ai membri della propria famiglia. Da quelle radici sono nati figli divenuti floridi fronde dalle rigogliose e salde radici. 

Ricordo Salvatore Sisinni quando si recava dalla nonna paterna, la nunna Addolorata, che abitava poche case successive alla mia. Era spesso sull’uscio di casa e, durante il tragitto per raggiungere la provinciale, dove si fermava l’autobus che ci trasportava a Lecce, sede del mio liceo scientifico, incrociando lo sguardo la salutavo cordialmente. Al ritorno rimanevo spesso a parlare con lei, orgogliosa del nipote medico che spesso si recava nella sua casa non soltanto per visita ma anche per prestarle cure e terapia. 

L’esempio di Totino, storia di un vero riscatto sociale ha alimentato in me la voglia di studiare, vestire anch’io il camice bianco per dare un senso alle speranze e ai desideri dei miei genitori, anche loro vittime di un’epoca di crisi economica, essendo nati negli anni post bellici della prima guerra mondiale, mentre l’Italia si preparava al secondo conflitto. 

L’adolescenza che ha visto il passaggio dal lume delle candele e delle lampade a petrolio alle lampadine, alimentate dalla corrente elettrica, ha illuminato la voglia di riscatto sociale del nostro Totino. Lo ha aiutato a superare ogni difficoltà, alimentando l’entusiasmo per lo studio. I successi e i riconoscimenti a scuola erano la giusta ricompensa per una mamma la cui vita era esclusivamente finalizzata alla realizzazione del figlio, unico bene prezioso della sua vita. 

Ripagata dagli elogi dei professori, durante la scuola media, per i brillanti risultati ottenuti, la signora Raffaella dopo gli esami di licenza media, al tempo obbligatorio per accedere al Liceo, approvò la scelta per l’iscrizione al liceo Palmieri di Lecce, caldeggiata da don Francesco Tondo, parroco colto del paese. Essere prete significava essere eruditi, seguiti, riferimento per consigli sulle scelte di vita. Ho conosciuto don Francesco come anche alcuni personaggi chiave citati nel libro, il prof Corciulo, don Franco Lupo, mons Salvatore Leone.

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L’ISCRIZIONE ALLA FACOLTA’ DI MEDICINA, UN EVENTO RARO

Fortunatamente per la sanità territoriale salentina Totino si iscrive a Medicina dopo il test, non superato per accedere al politecnico di Milano. Dopo il biennio a Bari il trasferimento a Pisa e la laurea che, dopo l’abilitazione consente l’esercizio “dell’arte per eccellenza” dove “il migliore è quello che sbaglia di meno”. Prima assistente volontario in medicina col grande prof Filippo Muratore che gli permise i primi contatti col malato, la sofferenza e la morte. Vincitore del concorso per neurologo, dopo la specializzazione, e successivamente intercalato nel “mondo dei pazzi” che gli consente un ruolo da protagonista. Interpreta una lunga trama alla “vecchia maniera” dove gli oggetti della attività erano pazienti alle prese con la patologia della mente, tutta da scoprire ed interpretare, in continua evoluzione terapeutica per un approccio con la patologia non sempre facile da debellare.

Per alcune disavventure personali sanitarie Totino diventa giudice di un sistema, nato con la legge del 1978, che rende regione di un SSN conquista della democrazia e pietra miliare per la tutela della salute in Italia. Purtroppo le interpretazioni delle leggi sono affidate all’impegno e alla professionalità degli operatori. Ecco allora i disservizi, le lunghe attese nei pronto soccorso, la cattiva organizzazione dei reparti, l’inefficiente strutturazione dei comparti che non rendono armonica la sequenzialità degli interventi per un lieto fine, in ragionevoli tempi di cura. 

Primario, quando oramai era in vigore la legge Basaglia, si è speso per dare un senso al camice bianco, divisa che si indossa per tutta la vita, anche se materialmente non evidente. Chi con passione si approccia alla nobile arte è sempre disponibile fante contro la malattia che nel corso dei secoli, in varie forme, rappresenta il pericolo maggiore per il genere umano. La legge 180 che doveva “garantire i pazzi” non ha trovato una giusta applicazione e i dimessi dagli ospedali psichiatrici, destinati alla chiusura non hanno trovato giusta collocazione in strutture che potessero continuare il percorso terapeutico.

D’altra parte c’è da affermare che, come lo stesso Totino scrive nel suo libro autobiografico, che i malati, nei manicomi, è come se avessero perso il diritto di domicilio. Veniva cancellata la possibilità su scelta personale di ritornare a casa.  Solo la richiesta dei familiari poteva consentire la continuazione del recupero presso le mura domestiche. Un fenomeno complesso e non risolto nonostante leggi scritte che trovano ordinata e strutturata stesura solo sulla carta.

In un clima di violenza sulle donne, mentre si susseguono i femminicidi, l’amore per le donne è una costante nella vita di Totino, devoto alla madre, artefice della sua maturazione, permeato da adorazione per la moglie Anna, passione incondizionata per la figlia Patrizia, in foto sulla copertina del libro. Naturalmente scherzo quando faccio notare che la foto con Leonardo è in quarta di copertina.

Gli affetti familiari sono l’indispensabile cornice di una vita vissuta nel sacrificio, nella emancipazione culturale e professionale spesso garantita da borse di studio al merito. Bisogna dare merito alla nostra Costituzione quando garantisce il diritto allo studio e l’uguaglianza di opportunità per i suoi cittadini che possono raggiungere gli alti gradi del sapere anche senza disponibilità finanziarie personali. Da rimarcare come le poche risorse familiari erano frutto del sacrificio della madre. Poche ma sufficienti per un figlio unico che non aveva bisogno di molto per coronare sogni e progetti. 

 

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