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INTERVISTA AL PROFESSORE DONATO CAPPETTA

Professore associato di Seconda Fascia (settore concorsuale 05/G1 FARMACOLOGIA, FARMACOLOGIA CLINICA E FARMACOGNOSIA – SSD BIO/14) presso il Dipartimento Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali, Università del Salento (2023).

Ricercatore presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università della Campania Luigi Vanvitelli (2013-2022).

Research Fellow presso il Brigham and Women’s Hospital, Harvard Medical School, Boston, MA, USA (2010-2012).

Membro dell’Editorial Board di Frontiers in Pharmacology (Cardiovascular and smooth muscle pharmacology). Membro della Società Italiana di Farmacologia (SIF) e dell’American Heart Association (AHA).

 

D) In Italia – ma non solo – abbiamo una incidenza molto elevata di ADR ovverossia di Reazioni Avverse da Farmaci (rappresentano la quinta causa di morte) ed una spesa per il farmaco che incide per circa 20-23% sul costo totale della prestazione sanitaria (Rapporto Osmed dell’ISS). Vi è forse una carenza di cultura farmacologica?

Il fenomeno delle ADR è una questione complessa perché è anche conseguenza di un corretto uso dei farmaci, quindi non legata a una carente cultura farmacologica. Completamente diversa la problematica che si manifesta per il cattivo utilizzo dei farmaci. Possiamo e dobbiamo intervenire in quei casi in cui è il paziente stesso o il caregiver che effettuano la diagnosi e prescrivono la terapia affidandosi alla propria “esperienza” e all’aiuto di internet. Senza l’ausilio di un medico, è facile incappare in un consumo scorretto di farmaci con posologia e durata della terapia sbagliate che non fanno che incrementare il rischio di ADR. Bisogna promuovere un uso sicuro dei farmaci, ed “educare” il paziente attraverso una efficace informazione circa la sicurezza dei medicinali che si assumono. 

D) Quale supporto può dare una Scuola di Farmacologia nel migliorare le conoscenze in tema di “appropriatezza prescrittiva” anche in fase post-laurea, ed eventualmente con quali iniziative? 

Un compito fondamentale di un corso di Farmacologia è quello di fornire ai futuri medici gli strumenti circa le specificità dei farmaci (meccanismo d’azione, cinetica, interazioni, reazioni avverse) che arricchiranno il loro bagaglio di conoscenze per una scelta più consapevole della terapia farmacologica che garantisce ai pazienti cure migliori e più sicure. Altrettanto importante, in una fase successiva di formazione post-laurea, è la figura del Farmacologo Clinico, una figura professionale che, all’interno delle Aziende Ospedaliere ma non solo, è in grado di offrire le proprie competenze con molteplici attività, come ad esempio il monitoraggio terapeutico dei farmaci, la ricognizione e la riconciliazione terapeutica, l’ottimizzazione e la personalizzazione delle terapie farmacologiche, le sperimentazioni cliniche, la farmacovigilanza. Siamo ancora all’inizio di questo percorso, ma è un cammino che Unisalento ha intenzione di intraprendere. Con impegno ed entusiasmo.

D) La politerapia del paziente fragile con diverse co-morbidità, frutto spesso di molteplici prescrizioni dei diversi specialisti, con il conseguente rischio di duplicazioni e di interazioni potenzialmente pericolose, pone l’esigenza di una “riconciliazione terapeutica”, ovverossia di una armonizzazione delle diverse prescrizioni. Può una Scuola di Farmacologia essere di supporto per tale obiettivo?

Certamente, il Farmacologo Clinico deve rappresentare una figura professionale di riferimento nei diversi setting assistenziali. Il processo di deprescribing e medication review è un approccio estremamente utile data la portata del fenomeno. Siamo parte di una società che invecchia sempre di più, in cui oltre il 60% della popolazione over 65 è in politerapia, mentre circa il 25% assume almeno 10 principi attivi diversi giornalmente (dati AIFA).

D) Si parla sempre di più di “Medicina di genere”, “Medicina di precisione” ed addirittura di “Medicina personalizzata”. Non è più sufficiente differenziare le dosi in base all’età ed al peso. Quali strumenti utilizza la farmacologia clinica al fine di poter conseguire tali obiettivi?  

Dosare in farmaco in base al peso e all’età non è sempre un approccio ideale. Pensiamo a quanto le differenze nella composizione corporea possano modificare la cinetica di un farmaco. La medicina del futuro, invece, mira a caratterizzare sempre più profondamente le differenze tra individui, in termini non solo genetici, ma anche ambientali e di stili di vita. La “fenotipizzazione” del paziente è un approccio sempre più importante per individuare una terapia più efficace minimizzando le reazioni avverse. 

D) La Scuola di Medicina a Lecce nasce con l’obiettivo di formare Medici esperti nelle nuove tecnologie. Come evitare che tale indirizzo bio-ingegneristico penalizzi la formazione del medico in tema di relazione e comunicazione col paziente?

A mio avviso il percorso di studi “MedTec” conserva una forte connotazione biomedica che assicurerà agli studenti una formazione medica che fa dell’empatia un approccio imprescindibile nel rapporto medico-paziente. Non credo che le discipline ingegneristiche possano penalizzare la formazione, anzi esse potranno ampliare l’orizzonte dei nostri studenti fornendo strumenti aggiuntivi che saranno loro utili. 

D) La Scuola di Medicina deve avere necessariamente un respiro internazionale attraverso reti di collaborazione con Istituti esteri importanti, scambi di docenti ricercatori e studenti. Quale la sua esperienza in proposito?

Durante il mio recente passato di ricercatore ho avuto la fortuna di passare alcuni anni negli Stati Uniti sfruttando dei progetti di collaborazione tra il gruppo cui appartenevo presso l’allora Seconda Università di Napoli, ora Università della Campania) e un gruppo di ricerca presso il Brigham and Women’s Hospital a Boston. Trascorrere un periodo all’estero e calarsi nelle attività di un laboratorio di un altro paese è una esperienza che coloro che vogliono intraprendere questo tipo di percorso non possono non fare. Cercherò sempre di promuovere e sostenere questo tipo di scambio e di conoscenze.

D) La Ricerca in Italia viene spesso considerata il nostro tallone d’Achille. Nei Paesi anglosassoni e scandinavi viene invece vista dallo Stato come un elemento di prestigio, e quindi salvaguardata. Lo sviluppo della ricerca potrebbe essere un elemento di particolare attrattività per i nostri “cervelli in fuga”?

Lo sviluppo della ricerca è sicuramente un elemento di attrattività per i nostri ricercatori che lavorano all’estero. La ricerca si basa principalmente su finanziamenti pubblici e purtroppo il nostro paese è molto indietro rispetto ai principali “competitor” europei. Siamo al di sotto della media UE per percentuale di Pil investito in Ricerca e Sviluppo. L’obiettivo era il 3% del Pil ma negli anni siamo scesi fino all’1% circa. In questi ultimi anni c’è stata una timida, seppure significativa inversione di tendenza (non sui finanziamenti), con numerosi studiosi che hanno fatto ritorno a casa. Evidentemente l’Italia attrae nonostante il gap di budget a disposizione di Università ed Enti di Ricerca. La ricerca in Italia è una ricerca di alta qualità che occupa comunque un posto apicale in ambito internazionale, quindi con altre peculiarità si riesce a sopperire alla pochezza dei fondi. 

D) Quali linee di ricerca intende sviluppare?

Mi occupo da diverso tempo di ricerca pre-clinica in ambito cardiovascolare. Negli ultimi anni mi sono occupato di fisiopatologia dello scompenso cardiaco cronico e dei meccanismi molecolari attraverso cui alcune classi di ipoglicemizzanti orali (come le gliflozine) esercitano effetti protettivi sulla struttura e sulla funzionalità miocardiche. Inoltre mi sono interessato agli effetti cardiotossici di alcuni chemioterapici, in particolare le antracicline, con particolare attenzione alle diverse popolazioni cellulari miocardiche coinvolte, e alle strategie utili a prevenire/attenuare il danno miocardico. Dal punto di vista della ricerca clinica, auspico in futuro di stringere rapporti di collaborazione con le figure professionali in forza al Vito Fazzi.

PROF.-DONATO-CAPPETTA

PROF. DONATO CAPPETTA

Professore di Farmacologia presso Unisalento al Corso di Laurea in Medicina ed al Corso di Laurea in Infermieristica.

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