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INTERVISTA ALLA PROFESSORESSA FLAVIA INDRIO

Responsabile del Progetto “Primi 1000 giorni di vita”
Membro del programma eLearning per ESPGHAN (European Society of Pediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition)
Segretario del gruppo di lavoro Espghan sul microbiota intestinale
Presidente della World Scientific Association of Prebiotic Probiotic in Pediatric

D) La Pediatria, come altri settori della medicina, si avvicina a nuove rivoluzioni culturali: quali ritiene siano le nuove frontiere e le nuove sfide della Pediatria?

R) A mio parere le sfide della Pediatria oggi sono legate all’aumentato fabbisogno di salute nella popolazione in genere ed in particolare in quella pediatrica e alla contemporanea riduzione del personale sanitario addetto. Ciò crea un rapporto disfunzionale e stressante tra il pediatra l’ospedale e il territorio.

D) Qual è il ruolo della Scuola di Pediatria nella formazione pre e post laurea?

R) La formazione è fondamentale sia durante il corso di studi di Medicina che durante la scuola di specializzazione. La Scuola di Pediatria avrà un ruolo importante in questo.

D) La Scuola di Medicina a Lecce nasce con l’obiettivo di formare Medici esperti nelle nuove tecnologie: qual è l’impatto delle nuove tecnologie nella diagnosi e cura delle patologie in età evolutiva?

R) La facoltà di Medicina dell’Università del Salento è unica in Italia ed in Europa. L’idea di formare le nuove generazioni di medici con un assetto tecnologico risulta fondamentale per superare quel gap tra richiesta e offerta che ho indicato prima. Nello specifico dell’età evolutiva ci sono già dei progetti realizzati sulla realtà virtuale che aiutano i bambini a accettare meglio l’ospedalizzazione e altri in corso di essere. Una che sto sviluppando è una App che faciliterà il contatto tra mamma e pediatra.

D) Ritiene che l’indirizzo bio-ingegneristico di una Scuola di Medicina possa penalizzare la formazione del medico in tema di relazione e comunicazione?

R) Non credo che questo rischio sia reale. Per fare il medico ci vuole empatia ed i ragazzi che si iscrivono a medicina lo sanno bene. Il fatto che diventano esperti in tecnologie non inficia questa loro qualità.

D) Ritiene che nella sua disciplina possa essere utile il supporto dato da tecniche di apprendimento basate su procedure di “simulazione”?

R) Certo anche in pediatria e in neonatologia la simulazione serve per fare esperienza. Attualmente stiamo sviluppando un programma di apprendimento basato anche sulle simulazioni.

D) Da circa un decennio a Lecce si dibatte attorno al progetto del Polo Pediatrico del Salento, proposto, promosso e fortemente sostenuto da una rete di Associazioni ed in particolare dall’Associazione Triacorda: qual è il suo pensiero in merito a tale progetto?

R) Il progetto è ambizioso e assolutamente necessario per un territorio così vasto come il Salento. Ci vogliono però risorse e impegno. L’impegno sicuramente non è mancato e non mancherà per le risorse la storia è diversa.

D) Come intende promuovere il coordinamento tra le U. O. ospedaliere presenti nel Vito Fazzi, le altre strutture ospedaliere e le strutture territoriali dell’ASL Lecce?

R) Prima di tutto organizzeremo degli incontri bimestrali di aggiornamento e di comunicazione dove saranno coinvolti tutti gli ospedali e il territorio; cercheremo di dividerci i compiti in maniera da non replicare i modelli di assistenza e di rendere al meglio delle nostre possibilità.

D) Una Scuola di Medicina deve avere necessariamente un respiro internazionale attraverso reti di collaborazione con Istituti esteri importanti, scambi di docenti ricercatori e studenti. Quale la sua esperienza in proposito?

R) Sin da quando ero studentessa di Medicina ho sempre curato l’internazionalizzazione. Ho molti contatti in Europa e in altre nazioni extraeuropee. Due settimane fa abbiamo incontrato con il Rettore il Direttore della Pediatria di Harvard e svilupperemo con loro e con altri centri progetti di ricerca che coinvolgeranno studenti e medici dell’Università del Salento.

D) La Ricerca in Italia viene spesso considerata il nostro tallone d’ Achille. Nei Paesi anglosassoni e scandinavi viene invece vista dallo Stato come un elemento di prestigio, e quindi salvaguardata. Lo sviluppo della ricerca potrebbe essere un elemento di particolare attrattività per i nostri “cervelli in fuga”?

D) Assolutamente la ricerca per chi la ama e la vuole fare è un deterrente a restare ma anche qui ci vogliono risorse che noi troveremo.

R) Quali linee di ricerca intende sviluppare?

R) Una linea di ricerca in cui mi sto focalizzando adesso è sui Primi 1000 giorni di vita che vanno dalla gravidanza al secondo anno di età. Questo periodo è il più importante nella vita di un essere umano in quanto in questo periodo una corretta alimentazione ed un corretto stile di vita portano alla prevenzione di malattie in età adulta.

Prof.-Flavia-Indrio

Prof. Flavia Indrio 

Professoressa Ordinaria di Pediatria presso UniSalento

Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e Corso di Laurea in Infermieristica

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