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INTERVISTA ALLA PROFESSORESSA LUCIANA MASCIA

LUCIANA MASCIA  – Curriculum 

Laurea in Medicina e Chirurgia ( UniBA – luglio 1992) , specialista in Anestesia e Rianimazione (UniBA – 1996). Studi post-laurea  presso l’ Università di Edimburgo (1995-1996) nel Dipartimento di Anestesia e presso l’ Università di Toronto ,Canada (1997-2001)  e presso l’ Università danese di Aarhus (2004).

Ricercatrice presso Università di Torino (2001-2010).Professore Associato Università di Torino ( 2010-2015), Università la Sapienza di Roma ( 2015-2019). Prof. Associato e Direttore Scuola di Specializzazione in A.R. Università di Bologna (2019-2023). Professore Ordinario di Anestesia e Rianimazione presso Unisalento ( dal 2023)

Attività di ricerca sulla fisiologia applicata e la ricerca traslazionale nei campi clinici del danno cerebrale acuto e dell’insufficienza respiratoria acuta. Membro del gruppo di studio SIAARTI per la Neuroanestesia e Neurorianimazione

Relatrice in Congressi nazionale ed internazionali, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per la sua attività scientifica.

 

1 D) L’Anestesista Rianimatore è stata ritenuta per tanti anni una figura di secondo piano nell’ambito dell’organizzazione ospedaliera, sconosciuta al grande pubblico. Il Covid ha messo in evidenza il ruolo decisivo dell’Anestesista Rianimatore, non più solo oscuro protagonista nelle sale operatorie, ma anche e soprattutto gestore principale ed insostituibile delle situazioni minacciose per la sopravvivenza.  E’ una analisi corretta? 

Prima dell’epidemia di COVID-19, gli anestesisti-rianimatori spesso operavano principalmente nelle sale operatorie e nei reparti di terapia intensiva, lavorando dietro le quinte e non sempre erano conosciuti dal grande pubblico. Tuttavia, con l’arrivo della pandemia, il ruolo degli anestesisti-rianimatori è diventato più evidente e critico. Gli anestesisti-rianimatori hanno assunto un ruolo di primo piano nella gestione dei pazienti affetti da COVID-19, poiché sono stati responsabili della gestione delle terapie intensive e della ventilazione meccanica. In alcune situazioni, la capacità di questi professionisti di fornire cure di alta qualità e garantire il supporto vitale è stata fondamentale per la sopravvivenza dei pazienti gravemente malati. Quindi, sì, è corretto dire che il COVID-19 ha portato alla luce il ruolo cruciale degli anestesisti-rianimatori nella gestione del paziente con patologie acute e critiche. Questo ha anche aumentato la consapevolezza pubblica riguardo l’importanza dei servizi di terapia intensiva in generale.

2 D) La pandemia ha pure evidenziato al contempo la carenza di posti letto di Rianimazione e soprattutto la carenza di Specialisti in A.R. Tale carenza sembra essere la conseguenza anche del fatto che, all’interno della organizzazione sanitaria, si fa carico all’Anestesista Rianimatore di compiti sempre più estesi: non solo nelle sale operatorie e nei Centri di Rianimazione, ma anche nelle terapie intensive post-operatorie, nelle emergenze intraospedaliere e territoriali, nei trasporti di pazienti critici, nelle sale radiologiche ed endoscopiche, per non parlare poi della terapia del dolore e della terapia iperbarica.  Sino a poco tempo fa sei stata   Direttore della Scuola di Specializzazione in AR dell’Università degli Studi di Bologna.  Che idea ti sei fatta delle nuove generazioni relativamente a motivazione, preparazione di base, voglia di aggiornamento, capacità di interazione con altri specialisti ed altre figure professionali

R) La formazione dei giovani anestesisti-rianimatori richiede una base solida in medicina generale, seguita da una formazione specialistica. La motivazione, la preparazione di base e la voglia di aggiornamento sono fondamentali in questo campo, dato che la medicina è in continua evoluzione, e gli anestesisti-rianimatori devono rimanere al passo con le nuove scoperte e le nuove tecnologie. Inoltre, la capacità di interagire con altri specialisti e figure professionali è essenziale, poiché gli anestesisti-rianimatori spesso lavorano in equipe multidisciplinari, collaborando con chirurghi, infermieri, tecnici, terapisti e altri professionisti sanitari per fornire cure complete ai pazienti.

La carenza di posti letto di rianimazione e di specialisti in anestesia e rianimazione era già un problema noto in molte aree del mondo, e la pandemia ha messo in evidenza ulteriormente questa sfida. 

Sono convinta che i giovani colleghi che scelgono questa disciplina abbiano sia motivazione che volontà di mettersi in gioco per la costruzione di percorsi di cura appropriati per il paziente critico.

3 D) Cosa pensi dell’inserimento ‘precoce’ degli specializzandi in Anestesia e Rianimazione negli Ospedali? Quali i pro e quali i contro? 

R) L’inserimento precoce degli specializzandi in Anestesia e Rianimazione negli ospedali nasce dalla carenza sempre più evidente di personale strutturato e non da una esigenza formativa. Tale processo può avere vantaggi e svantaggi; la sua efficacia, infatti, dipende in larga parte dalla struttura della formazione, dalle risorse disponibili e dalle esigenze specifiche della specializzazione. 

Il vantaggio principale dell’inserimento precoce è un coinvolgimento ancor più diretto nella gestione dei pazienti, con un elevato ma graduale livello di autonomia che comunque viene ad oggi definito da criteri identificati dal CPAR (Collegio dei Professori di Anestesia e Rianimazione); compito del Collegio è quello di definire ed aggiornare in modo periodico tali criteri per fornire una linea guida di questo percorso. 

Gli svantaggi dell’inserimento precoce possono essere legati ad una carenza di conoscenze di base teoriche che non vengono più recuperate, ad una esposizione limitata alle casistiche di pazienti molto complessi, al rischio che gli specializzandi siano esposti a situazioni ad alto stress fin dall’inizio, cosa che potrebbe aumentare il rischio di burnout come già documentato durante la pandemia da Covid. Inoltre, l’inserimento precoce richiede una supervisione adeguata da parte di specialisti esperti per garantire la sicurezza del paziente e la qualità della formazione. Per tale ragione, gli specializzandi sono assunti sempre in ospedali inclusi in una rete formativa.

4 D) I centri di simulazione sono importanti per formare i nuovi Specialisti in A.R.? 

R) I centri di simulazione sono estremamente importanti per la formazione dei nuovi specialisti in Anestesia e Rianimazione (A.R.). Questi centri offrono un ambiente sicuro e controllato in cui gli specializzandi possono acquisire esperienza pratica, sviluppare abilità cliniche e affinare le loro competenze senza mettere a rischio la sicurezza dei pazienti. 

I principali vantaggi di un centro di simulazione sono legati alla possibilità di apprendimento pratico cioè simulare una vasta gamma di scenari clinici, anche ad alto rischio o di emergenza, senza il rischio per i pazienti reali. Ciò consente loro di acquisire esperienza e confidenza nell’affrontare situazioni complesse. Inoltre, la simulazione offre la possibilità di ripetere gli scenari, analizzare gli errori e migliorare le prestazioni e creare scenari molto realistici utilizzando manichini avanzati, simulatori di realtà virtuale e altre tecnologie. Questo ciclo di apprendimento è fondamentale per sviluppare competenze di alta qualità. La formazione in simulazione presuppone inoltre il lavoro di squadra, con gli specializzandi che collaborano con altri professionisti sanitari per gestire gli scenari. Questo migliora le abilità di comunicazione e il coordinamento, che sono essenziali in A.R.

Gli istruttori nei centri di simulazione possono fornire feedback immediato e valutazioni oggettive delle prestazioni degli specializzandi, consentendo loro di identificare e correggere gli errori (fase di de-briefing). In ultimo la simulazione permette anche agli specializzandi di affrontare situazioni cliniche rare o complesse che potrebbero non verificarsi spesso nella pratica clinica quotidiana, ma che richiedono competenze specializzate.

5 D) Nell’ambito dell’Anestesia e Rianimazione tu hai sviluppato un interesse specifico in NeuroRianimazione producendo contributi scientifici di elevato livello. Purtroppo, in Puglia proprio nell’ambito delle patologie cerebrali acute, il cui trattamento specifico ha una efficacia tempo-dipendente, si registrano spesso ritardi significativi nella fase pre-ospedaliera (“Time is Brain”). Come è possibile intervenire per migliorare i risultati?

R) L’importanza del trattamento tempestivo nelle patologie cerebrali acute, come l’ictus, è fondamentale per massimizzare le possibilità di recupero e ridurre i danni cerebrali: il principio “Time is Brain” sottolinea infatti quanto sia critico intervenire rapidamente. Per migliorare i risultati in situazioni come queste, è necessario adottare una serie di strategie: 1) educare i cittadini, i professionisti sanitari e gli operatori del servizio di emergenza all’importanza del riconoscimento precoce dei sintomi dell’ictus e alla necessità di un intervento tempestivo. La formazione dei soccorritori e degli operatori delle ambulanze può contribuire a ridurre i ritardi nella fase pre-ospedaliera; 2) Gli ospedali e le strutture sanitarie dovrebbero implementare protocolli ben definiti per il trattamento delle patologie cerebrali acute, con procedure chiare per l’identificazione, la valutazione e il trasferimento dei pazienti nell’ospedale più appropriato; per esempio, attraverso la telemedicina le immagini cerebrali possono essere trasmesse in tempo reale ai centri specializzati per una consulenza immediata. Il team multidisciplinare con medici dell’urgenza, neurologi, neurochirurghi, radiologi e specialisti in rianimazione è inoltre fondamentale per ridurre i ritardi nella diagnosi e nel trattamento delle patologie cerebrali acute.

6 D) Sembra ormai prossima, finalmente, l’istituzione di un Polo Pediatrico a Lecce. L’Anestesia / Rianimazione avrà ovviamente un ruolo importante con l’attivazione di una Terapia Intensiva Pediatrica a supporto anche e non solo dell’attività chirurgica e con lo sviluppo della rete territoriale delle Cure Palliative pediatriche e della Terapia del dolore. Come si può partire con il piede giusto, e soprattutto assicurarsi di continuare a camminare?

R) L’istituzione di un Polo Pediatrico a Lecce è un passo molto importante e necessario per migliorare la salute pediatrica nella regione e richiede una strategia accurata di gestione a lungo termine. In questo campo gli anestesisti/rianimatori sono figura funzionale all’equipe pediatrica. Innanzitutto, bisognerebbe avere una pianificazione dettagliata e una progettazione adeguata delle strutture e dei servizi di Anestesia/Rianimazione Pediatrica, e Cure Palliative Pediatriche, considerando le esigenze della comunità locale e dei pazienti. Anche in questo ambito un gruppo multidisciplinare di esperti in Anestesia/Rianimazione Pediatrica, Cure Palliative Pediatriche e Terapia del Dolore risulta fondamentale insieme all’implementazione di percorsi di cura basati sull’evidenza per garantire la migliore assistenza possibile ai pazienti pediatrici. Il coinvolgimento delle famiglie nei processi decisionali e nella cura dei piccoli pazienti insieme al supporto e alle risorse da dedicare alle famiglie, inclusi servizi di consulenza e assistenza sociale, rappresentano un aspetto specifico di questo ambito. 

7 D) La Scuola di Medicina a Lecce nasce con l’obiettivo di formare Medici esperti nelle nuove tecnologie. Come evitare che tale indirizzo bio-ingegneristico penalizzi la formazione del medico in tema di relazione e comunicazione?

L’integrazione delle nuove tecnologie e delle competenze bio-ingegneristiche nella formazione medica è importante per preparare i medici a utilizzare le tecnologie avanzate e a comprendere le sfide e le opportunità offerte dalla medicina moderna. Tuttavia, è fondamentale che questa enfasi sulle nuove tecnologie non penalizzi la formazione del medico in tema di relazione e comunicazione, che sono aspetti essenziali della pratica medica. Pertanto, nel progetto formativo bisogna sviluppare un curriculum in equilibrio tra l’apprendimento delle nuove tecnologie e l’attenzione alla comunicazione e all’empatia nella relazione con i pazienti. Il modello della cura centrata sul paziente e sulla sua famiglia rappresenta il modello più avanzato che oggi si utilizza nella Terapia Intensiva. Infatti, sempre maggiore attenzione viene posta all’umanizzazione delle cure e alla tematica del fine vita. Altro aspetto fondamentale e complementare al precedente per una formazione completa è la cultura della sicurezza per cui il personale è incoraggiato a segnalare errori o preoccupazioni per migliorare continuamente la qualità delle cure. In questa prospettiva la “mentorship” da parte di medici esperti nella comunicazione e nelle relazioni con i pazienti rappresenta una guida per i giovani medici. 

8 D) Una Scuola di Medicina deve avere necessariamente un respiro internazionale attraverso reti di collaborazione con Istituti esteri importanti, scambi di docenti ricercatori e studenti. Quale la tua esperienza in proposito

R) Sia durante la frequenza della scuola di medicina che durante la scuola di specializzazione è possibile effettuare degli stage in Università straniere per dare l’opportunità di acquisire una “forma mentis” internazionale della medicina e di sviluppare competenze interculturali tra docenti, ricercatori e studenti. La collaborazione con istituti esteri può ampliare le opportunità di ricerca: la condivisione di risorse e progetti di ricerca può portare a progressi scientifici più significativi e ad una maggiore visibilità nella comunità scientifica globale. Inoltre, la collaborazione internazionale favorisce un approccio più attento alle differenze culturali e quindi più inclusivo pronto a cogliere il valore delle differenze. Io ho usufruito di tali possibilità sia durante la scuola di specializzazione che durante il dottorato di ricerca studiando ad Edimburgo e a Toronto

9 D) La Ricerca in Italia viene spesso considerata il nostro tallone d’ Achille. Nei Paesi anglosassoni e scandinavi viene invece vista dallo Stato come un elemento di prestigio, e quindi salvaguardata. Lo sviluppo della ricerca potrebbe essere un elemento di particolare attrattività per i nostri “cervelli in fuga”?

R) Anche in Italia in realtà a mio parere la ricerca rappresenta un elemento di prestigio. Le scuole di medicina beneficiano di una prospettiva internazionale attraverso reti di collaborazione che possono contribuire a migliorare la loro reputazione, attirando studenti, docenti e ricercatori di talento da tutto il mondo introducendo nuovi approcci didattici, argomenti di studio e prospettive di ricerca e di cura. Lo sviluppo della ricerca scientifica e maggiori investimenti nella ricerca in Italia potrebbero sicuramente essere un elemento di attrattività per i “cervelli in fuga” italiani e per i ricercatori stranieri. Si potrebbero così offrire opportunità di carriera solide e possibilità di sviluppo professionale per i talenti locali e stranieri, favorire la creazione di un ambiente di ricerca stimolante, collaborazioni internazionali e accogliere ricercatori stranieri per valorizzare la diversità e l’ampiezza delle competenze. La peculiarità della scuola di medicina di Unisalento (Medtech) sicuramente orienta in questa direzione, può quindi attrarre investimenti pubblici e privati che favoriscano innovazione e sviluppo tecnologico. In particolare l’accesso a finanziamenti pubblici come il PRIN (di cui alcuni di noi docenti neoassunti di Unisalento siamo risultati vincitori) è uno degli strumenti che viene offerto per sostenere la ricerca. Per sfruttare però il potenziale della ricerca come elemento di attrattività per i talenti, è importante che ci sia un impegno a lungo termine da parte dello Stato, delle istituzioni accademiche e dell’industria. 

10 D)  Quali linee di ricerca intendi sviluppare?

R) I miei principali interessi di ricerca riguardano la fisiologia applicata, la ricerca traslazionale (che crea un ponte tra gli scenari clinici e i meccanismi sottesi all’insufficienza d’organo) e gli studi clinici nei campi della lesione cerebrale acuta, dell’insufficienza respiratoria acuta e della donazione d’organo. La cultura della donazione d’organo in particolare ha sempre costituito per me un ambito di grande interesse poiché la donazione rappresenta la più grande dimostrazione di generosità da parte dei cittadini e come tale la comunità medica e scientifica ha il dovere di custodirla e valorizzarla.

 

Prof.-Luciana-Mascia

Prof. Luciana Mascia

Professore Ordinario di Anestesia e Rianimazione – Unisalento

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