Skip to content Skip to sidebar Skip to footer
vaccini

L’AUTOREVOLE CONTRIBUTO DEL PROFESSORE LOPALCO SU UN TEMA DI SCOTTANTE ATTUALITA’

Pier Luigi Lopalco dal 2021 è Professore Ordinario di Igiene Generale ed applicata presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università del Salento. E’ stato in precedenza Professore Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Pisa (2017-2021).                                                                        

Dal 2005 al 2015 ha lavorato presso il Centro Europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (ECDC) a Stoccolma, dove è stato capo del programma per le malattie prevenibili da vaccino. Ha pubblicato oltre 170 articoli su riviste scientifiche accreditate nazionali ed internazionali.
Recentemente ha contribuito alla sesta edizione del volume Vaccines di Plotkin S., Orenstein W. and Offit P. In Italia ha pubblicato insieme con Alberto Tozzi il libro di testo “Epidemiologia Facile”, Pensiero Scientifico Editore ed è coautore di “#Comunicare i #vaccini per #salute pubblica”, Edra Editore. Nel 2018 ha vinto il Premio Nazionale di divulgazione scientifica “Giancarlo Dosi” per il suo libro “Informati e Vaccinati” edito da Carocci. È attivo su internet con il suo blog Adulti&Vaccinati. Il prof. Lopalco è stato Assessore alla Sanità della Regione Puglia nelle fasi più critiche della pandemia da Covid 19. 

I vaccini rappresentano, dopo l’acqua potabile, il mezzo di prevenzione più efficace per contrastare le malattie infettive. La storia della vaccinologia affonda le sue radici nell’antichità. Gli studiosi antichi avevano osservato che la vicinanza ad un paziente malato o ai suoi effetti letterecci conferiva un certo grado di resistenza a determinate malattie. La pratica della variolizzazione, ovvero della esposizione a croste o materiale purulento prelevati da pazienti affetti da vaiolo, era praticata nell’estremo oriente da diversi secoli.

Ma è con Jenner e la scoperta delle proprietà immunizzanti del vaiolo bovino nei confronti del vaiolo umano che si apre l’epoca dell’immunizzazione moderna. L’inoculazione di materiale contenente il virus del vaiolo bovino da il nome a questa nuova pratica: la vaccinazione.

La vaccinazione jenneriana prende piede alla fine del XVIII secolo. Ci vorranno quasi due secoli per dichiarare eradicato il vaiolo: prima malattia umana a scomparire, nel 1980, grazie ad un intervento medico.

L’evoluzione della vaccinologia, come per gran parte delle branche della medicina moderna, ha seguito un vero e proprio andamento esponenziale. Fra gli anni ’30 e gli anni ‘50 del secolo scorso si segnano conquiste importanti con la messa a punto di tanti vaccini, sia batterici che virali che ancora abbiamo in uso: difterite, tetano, poliomielite, tubercolosi. L’approccio è empirico ma porta a risultati efficaci. I vaccini in questione sono costituiti da tossine detossificate (tossoidi) o da microrganismi interi uccisi oppure vivi ma attenuati nella loro virulenza. Le tecnologie sono semplici, ma per tante malattie i tentativi di mettere a punto vaccini sicuri ed efficaci risultano fallimentari. Serve attendere i primi anni ’80 per registrare una prima svolta. La svolta è rappresentata dalla scoperta della tecnica del DNA ricombinante. Questa tecnica consente di produrre quantità pressoché illimitate di una determinata proteina ottenendo standard di qualità impensabili fino a quel momento. Inizia l’era della biologia molecolare. Non solo si produce su scala mondiale il vaccino contro l’epatite B, ma si aprono anche nuove strade per la prevenzione delle meningiti e le altre infezioni invasive batteriche. I vaccini usati fino ad allora, infatti, essendo basati su antigeni di natura polisaccaridica erano in grado di produrre una protezione limitata e di breve durata. Grazie alle tecnologie molecolari di coniugazione proteica si mettono a punto nuovi vaccini contro meningococco, haemophilus influenzae e pneumococco. Sono gli anni ’90 e la schedula vaccinale pediatrica, a quel punto, giunge a livelli di completezza – ma anche di complessità – mai visti prima. All’inizio del nuovo millennio ben 12 malattie sono oggetto di prevenzione e la disponibilità di vaccini combinati permette di ottenere questo risultato con un numero di appuntamenti vaccinali relativamente limitato.

Ma la ricerca di nuove piattaforme vaccinali non si è mai fermata. Nel 2010 la scoperta della reverse-vaccinology dà il via ala cosiddetta ricerca in silico: la bioinformatica, che nel frattempo ha compiuto passi da gigante, permette la decodifica dell’intero genoma del meningococco B e consente, con tempistiche impensabili fino a quel momento, di selezionare poche proteine di membrana del meningococco da utilizzare come candidati per un nuovo vaccino. Con la scoperta del vaccino proteico contro il meningococco B, oggi tutte le forme di meningite batterica sono prevenibili con una vaccinazione e sono allo studio vaccini combinati che con una unica somministrazione possono proteggerci contro tutti i sierotipi. 

Intanto si cercano nuove piattaforme per lo sviluppo di vaccini: le manipolazioni genetiche offrono potenzialità infinite. La ricerca si concentra su due strade in particolare: da un lato i vaccini basati su vettori virali che trasportano DNA modificato; dall’altro i vaccini a RNA messaggero (mRNA), una molecola che normalmente viene degradata velocemente ma che si è riusciti a rendere stabile grazie a modifiche molecolari e all’utilizzo di nanoparticelle lipidiche da usare come vettori. L’utilità di queste piattaforme moderne e flessibili si rende evidente con avvento della pandemia di COVID19. Grazie agli ingenti finanziamenti pubblici ed alla realizzazione di percorsi autorizzativi preferenziali legati all’emergenza, la ricerca dei vaccini a vettore virale e ad mRNA riceve una spinta tale da concludere in meno di un anno il percorso di sperimentazione ed autorizzazione che fino a quel momento avrebbe coperto un arco di diversi anni.

Dall’era della ricerca empirica fino all’era della biologia molecolare è passato meno di un secolo ed i progressi nel campo della vaccinologia sono stati enormi. Nell’armamentario moderno della vaccinazione oggi possiamo fare affidamento sia su prodotti “antichi” come i vaccini contro tetano, difterite e poliomielite sia su vaccini ad altissimo contenuto tecnologico ottenuti con processi di ingegneria genetica, coniugazione proteica, ingegnerizzazione molecolare, accoppiamento con sostanze adiuvanti di ultimissima generazione. Tutte queste tecnologie si avvalgono, come abbiamo già accennato, dell’indispensabile supporto della bioinformatica. Bene, difficile immaginare a questo punto quale passo da gigante osserveremo nel futuro prossimo grazie all’avvento della intelligenza artificiale (IA). 

L’IA è oggi già ampiamente utilizzata nella bioinformatica. Grazie ad essa si possono saltare tanti passaggi in vitro quando si tratta di testare nuove molecole, si individuano più facilmente le sequenze geniche più corrette da utilizzare nei vaccini a mRNA, si identificano con estrema precisione i punti critici dei controlli di qualità, velocizzando così questa delicata fase di produzione. Insomma, se la tecnica del mRNA ha permesso di dare alla luce un vaccino contro il COVID19 in meno di un anno, l’accoppiamento con l’IA potrà davvero fare miracoli in termini di tempistica ed affidabilità dei risultati.

Il ruolo delle vaccinazioni pediatriche

Infatti la ricerca vaccinologica non si ferma certo qui, anche perché in campo infettivologico si aprono oggi sempre nuove sfide. Le vaccinazioni pediatriche hanno permesso di eliminare o tenere sotto controllo le malattie dell’infanzia e dell’adolescenza, ma l’invecchiamento della popolazione mondiale e la presenza diffusa di patologie croniche con cui la maggior parte degli adulti ed anziani oggi sono costretti a convivere pongono per la sanità pubblica nuove sfide. Così come in passato è stato via via elaborato un calendario vaccinale pediatrico sempre più complesso ed organizzato, oggi abbiamo la necessità di rivedere l’offerta vaccinale dell’adulto in maniera strutturata.

Il calendario vaccinale dell’adulto è necessario e dovrà tenere insieme diverse necessità. Oggi sono disponibili per questa fascia di popolazione numerosi vaccini: influenza, pneumococco, COVID19, herpes zoster, virus respiratorio sinciziale (RSV), oltre ai necessari richiami contro tetano, difterite e pertosse.A questi vaccini ne vanno aggiunti altri necessari per coloro che sono a maggior rischio infettivo per la presenza di patologie (epatite B, meningiti batteriche) o per attività a rischio (professioni particolari, viaggiatori all’estero). Il panorama è dunque vasto e la platea molto più estesa rispetto alle coorti di nascita in età pediatrica. A questo si aggiunga che alcuni di questi vaccini (influenza, COVID19 e RSV) hanno la necessità di essere somministrati in concomitanza con una regolare stagionalità.

I problemi aperti dalla vaccinazione dell’adulto sono molteplici: chi dovrà vaccinare una platea così allargata? Dove trovare le risorse in un sistema sanitario sempre più costretto a tirare la cinghia? Del resto offrire opportunità di prevenzione, oltre ad essere un dovere etico è un mezzo per produrre significativi risparmi di risorse nel medio lungo termine, a fronte dell’investimento immediato.

Ma non è solo con i problemi di risorse finanziarie che si scontrano oggi i programmi di prevenzione vaccinale. L’OMS, riconoscendo ai vaccini il ruolo di presidio principale per lo sviluppo sociale e sanitario, parallelamente fra le dieci minacce alla salute pubblica globale inserisce il fenomeno dell’esitazione vaccinale. Per esitazione vaccinale intendiamo la mancata o ritardata vaccinazione nonostante la loro disponibilità. Una componente essenziale dell’esitazione vaccinale è rappresentata dal rifiuto dei vaccini causati da scetticismo, sfiducia o paura degli eventi avversi. Paradossalmente lo scetticismo vaccinale è figlio dei successi dei vaccini. La scomparsa di malattie infettive terribili come il vaiolo, la poliomielite, la difterite, il tetano rendono oggi sempre meno evidente la necessità di vaccinarsi. Dimenticandosi che queste malattie sono scomparse grazie ai vaccini e che – a parte il vaiolo che è stato eradicato – in assenza di vaccinazione tornerebbero in auge con la stessa forza che avevano in passato.

Ad alimentare lo scetticismo vaccinale oggi esistono veri e propri gruppi organizzati che, anche con l’aiuto dei social, diffondono bugie e notizie false utilizzando ogni tipo di manipolazione.

 La madre di tutte le bufale sui vaccini nasce alla fine degli anni ’90 nel Regno Unito quando un gastroenterologo riesce a pubblicare uno studio sulla prestigiosa rivista Lancet in cui si ipotizzava un legame fra vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia ed autismo. La convinzione che l’autismo fosse legato ai vaccini è dilagata in tutto il mondo ed è oggi ancora radicata, nonostante sia stato provato che i risultati di quello studio erano stati manipolati, che l’articolo sia stato ritirato dalla rivista e che il suo autore sia stato radiato dall’ordine dei medici britannico. Sui social e sui siti dei gruppi anti-vaccinisti quell’articolo viene ancora citato come fonte scientifica. Purtroppo bugie di questo calibro ed, in generale, ogni altro motivo di scetticismo nei confronti dei vaccini fa facile presa per svariati motivi che sono stati ampiamente studiati.

Alla base di tutto è la diffusa bassa alfabetizzazione scientifica della popolazione insieme, ahimè, ad una scarsa conoscenza dei vaccini da parte degli operatori sanitari, anch’essi spesso vittima di disinformazione. L’esitazione vaccinale fra i professionisti della sanità è diffusa ed è anche testimoniata dalla fredda adesione alle campagne vaccinali, prima fra tutte quella contro l’influenza. Eppure i sanitari dovrebbero essere i primi a vaccinarsi sia per proteggere i propri pazienti, ma anche per evitare l’assenteismo nel periodo “caldo” della stagione influenzale e, non ultimo, per agire da esempio nei confronti di chi indugia a vaccinarsi.

In conclusione, la vaccinologia oggi fornisce un armamentario ampio ed efficace che potrebbe fare davvero la differenza nelle sfide che si pongono di fronte alla sanità pubblica in un’epoca di aumento della domanda di salute e di scarsità di risorse. Ma la necessità di investire in questo settore deve essere prima di tutto percepita come tale dal decisore politico che deve correggere la miopia della propria visione e considerare tutto ciò che si consuma in prevenzione non più una spesa ma un investimento.

Prof. Pier Luigi Lopalco

Prof. Pier Luigi Lopalco

Show CommentsClose Comments

Leave a comment